Arenthar

Il forum unito di Alae Noctis & Angainor
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MessaggioInviato: 04/04/2019, 19:03 
Neofita
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Nella Teocrazia, nessuno aveva mai compreso l’orrore e la paura che i popoli dell’ovest provarono il giorno della Calata, così come molti di coloro che l’ovest lo abitavano, lontani dalla città di Duvanthar. Quel giorno, questo orrore colpì nuovamente l’ovest e nuovamente travolse la Mano di Selley.
Quando il passaggio consentito dal Globo dei Quattro Elementi si aprì, tutti coloro che erano rimasti alla Mano credevano che ad uscirne sarebbero stati i membri della Sacra Compagnia e si accalcarono lì intorno, con il cuore in gola per gli esiti della spedizione.
Non furono gli eroi ad uscire, ma Incubi, numerosi Incubi che iniziarono a sciamare ovunque, uccidendo chiunque capitasse loro a tiro. Molti di questi giunsero anche dalle foreste, attaccando l’avamposto.
Di lì a poco, feriti e abbattuti, i membri della compagnia fecero ritorno dal passaggio, grazie a Mavara e all’anima di Liam, ma trovarono il caos e compresero che la battaglia non era finita. Mentre combatterono disperatamente, riuscirono a salvare alcune persone ed a riunirsi ad i soldati di guardia all’avamposto. Lord Pendar era colui che la Teocrazia aveva scelto, su raccomandazione di Ser Letarey, per coordinare le difese dell’avamposto, che stava diventando sempre più grande mano a mano che sempre più volontari decidevano di unirsi alla causa nelle settimane dopo la sua riconquista. Lord Pendar era riuscito a riunire più uomini che aveva potuto, sia soldati che civili, molti giunti con l’ultima nave arrivata dalla Teocrazia, e aveva evacuato i sopravvissuti tramite l’unica nave dell’avamposto. Purtroppo però, i membri della Sacra Compagnia avevano già visto una scena simile, nei ricordi della Testa di Duvan, quando la Mano di Selley cadde la prima volta. Quella volta i posti sulla nave non erano sufficienti per tutti, questa volta la nave era già salpata.
Decisero così di fare ciò che andava fatto, rimanendo a combattere a fianco dei soldati di Lord Pendar, a malapena una decina rimasti, senza la minima intenzione di darla vinta a quelle maledette creature e al vile Damascus. Il Granduca che era stato anche visto aggirarsi per l’avamposto, prima di scomparire con in mano uno strano oggetto metallico.
Mentre la battaglia infuriava, i membri della compagnia vedevano avvicinarsi la morte sempre di più. Stanchezza, disperazione, rassegnazione, piano piano iniziavano ad indebolirli più degli attacchi nemici. Gli incantesimi scarseggiavano, così come le pozioni, le frecce e la forza nelle braccia.
Alla fine però, la speranza rifiorì nuovamente e la via di fuga apparve sotto forma di una nave che portava tale nome. Speranza era la nave che Ser Letarey aveva scelto per mandare rinforzi e risorse alla Mano di Selley prima della partenza della Compagnia per Duvanthar e forse l’aveva scelta proprio per quel nome. Con Speranza erano arrivati gli uomini di Ser Pendar, le risorse per il gruppo ed i volontari che avrebbero rimesso in piedi l’avamposto. Armaioli, mercanti e uomini di fede, tutti civili ma pronti a combattere nel nome della Teocrazia, molti dei quali morti valorosamente quel giorno, poco dopo il loro arrivo, a causa di quel maledetto Granduca.
La nave, partita poco prima dell’attacco per far ritorno al Porto di Alek, aveva probabilmente visto che qualcosa alla Mano di Selley non andava. Vedendo fumi neri innalzarsi dall’avamposto, era tornata indietro per assicurarsi della situazione, incrociando l’altra nave di sopravvissuti.
Purtroppo però, gli Incubi stavano per attaccare in gran numero e, forse, la nave non avrebbe fatto in tempo. Fu Lord Pendar a dare il tempo alla Sacra Compagnia di gettarsi in acqua e raggiungere Speranza, creando un ultimo muro di scudi grazie al coraggio dei suoi uomini.

“Andatevene! Voi siete stati scelti dal Gran Maestro, siete uomini di cui si fida per compiere gesta che a quelli come me, semplici soldati, non spetta di compiere! Io sono uno che crede nel destino e sono in debito con Ser Letarey...oggi mi si prospetta l’occasione di ripagarlo, non privatemi di questa opportunità e vivete!”

Essendo anche il più alto in grado fra gli uomini della Teocrazia, non c’era molto che i membri della Sacra Compagnia potessero fare per far cambiare idea al soldato. La ferma fierezza nel suo sguardo, nello sguardo dei suoi uomini, il pensiero del sacrificio di Bjorn, Quin e Berek ed il desiderio di vendicarli assieme a Malis ed Otot, convinsero gli eroi a gettarsi in acqua.
Nuovamente, quel giorno, qualcuno diede coraggiosamente la vita per far sopravvivere la Sacra Compagnia.
Nuovamente, quel giorno, la Sacra Compagnia dovette prendere una decisione difficile e lasciare indietro qualcuno.
Raggiunta la nave, delle urla di coraggio e battaglia di Lord Pendar e dei suoi uomini non vi era più traccia, sul molo si aggiravano solo Incubi tra i cadaveri, mentre la Mano di Selley, oltre il promontorio, bruciava nuovamente….
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MessaggioInviato: 04/04/2019, 21:20 
Neofita
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Lemarchand non si guardò indietro mentre arrancava verso la nave, si assicurò soltanto che Calidia fosse davanti a lui, non aveva avuto il tempo di spiegarle nulla, ma era stato sufficiente incontrare il suo sguardo.
Si gettò in acqua e cominciò a nuotare verso la nave, con difficoltà, aveva esaurito le energie fisiche e magiche, e i vestiti lo impacciavano.
Le bellissime piume nere del suo mantello facevano resistenza e lo appesantivano, e più si dibatteva meno riusciva a nuotare velocemente, sembrava proprio un uccello che non riusciva più a volare.
Con un ultimo sforzo riusci a raggiungere una scialuppa e a farsi issare a bordo. Dopo aver ripreso fiato, tolti la maggior parte degli indumenti fradici, quando ormai erano saliti tutti e la nave aveva invertito la rotta Lemarchand stava sul ponte di mezzana ad osservare la Mano di Selley bruciare e farsi sempre più piccola, mentre i pensieri di ciò che aveva perso si facevano spazio nella sua mente, due amici, tra i pochissimi che poteva dire davvero tali, e diversi altri compagni, e per cosa? Essere ingannati dall'Araldo di un dio sconosciuto, vero o falso che fosse, e liberare il suo esercito di incubi nel mondo.
Nessuno gli aveva mai inferto una simile umiliazione, nessuno.
Lemarchand sentì il dolore, la rabbia e la frustrazione accumularsi negli occhi e scendere roventi lungo il suo volto; rimase lì fino a notte inoltrata a pensare a cosa poteva fare, a come combattere un potere così grande, cosa poteva contrastare il mondo dei sogni?
Le ore passavano mentre lui restava lì, immobile, alla luce della Luna, come una statua, finchè all'improvviso un'espressione come di intuizione gli si disegnò sul volto, subito prima che delle dense nubi oscurassero la luce notturna e con essa il suo piccolo sorriso.
Forse un potere adatto a combattere i sogni c'era...


Lemarchand delle Paludi Nere


Ultima modifica di Bludog-24 il 04/04/2019, 22:34, modificato 1 volta in totale.
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MessaggioInviato: 04/04/2019, 21:50 
Giovane avventuriero
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Davon raggiunse la nave e, nel salire a bordo, ringraziò i membri dell'equipaggio che lo avevano aiutato. Appena terminata la salita, lo scudo che aveva creato con i suoi poteri magici per proteggere la sua sacca si dissolse, lasciando cadere la borsa che si aprì, facendo uscire alcuni oggetti. Li raccolse e li sistemò dentro la borsa.
Si girò a guardare i suoi compagni, soffermandosi su alcuni volti in particolare.
Davon: «ci siete tutti?»
La sua voce era stanca, il respiro affannoso per la fuga.
Si tolse la tunica e gli stivali bagnati, per eliminare tutta l'acqua salmastra che avevano assorbito. Un brivido gli percorse la schiena quando un soffio di vento passò sulla sua pelle, quindi tossì. Si rimise gli indumenti addosso.
Rimase poi qualche tempo a parlare con gli altri, di tanto in tanto rivolgendo lo sguardo con aria malinconica al promontorio da cui si erano buttati allontanarsi all'orizzonte. Si voltò, ad un certo punto, verso Lemarchand: se qualche ora prima aveva uno sguardo alquanto pensoso, ora vedeva uno scintillio nei suoi occhi.
Davon: "Lemarchand, a cosa pensi?"


IC: Davon Stobborn
OOC: Enea Notari
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MessaggioInviato: 04/04/2019, 22:39 
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Giovane avventuriero
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Affannata e fradicia Farah riprese fiato sulla nave. Si guardò indietro, solo distruzione. No, non poteva essere e di sicuro non sarebbe stata questa la fine della storia iniziata da Damascu, Kornastur e Marcus. Nemmeno un Araldo di un'entità di un altro mondo avrebbe potuto decidere su ciò che era stato creato dagli Otto.
Si voltò, guardò i suoi compagni, i suoi amici... La sua famiglia. Sguardi disperati stanchi, delusi. Solo Lemarchand sembrava avere un guizzo nello sguardo che aveva notato anche Davon.
Prese fiato e raddrizzò la schiena. <<Temo di saperlo>>. Disse seria Farah rivolta a Davon. Si diresse dal necromante. <<Non ora. Ci dobbiamo riprendere dallo sforzo o tutto sarà stato inutile. >> Gli disse a bassa voce.


Farah Presai - OCC Cinzia Tempesti
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MessaggioInviato: 04/04/2019, 23:00 
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Giovane avventuriero
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Shaffer si tuffò in acqua con decisione, malgrado non avesse alcuna voglia di lasciar morire i valorosi difensori della mano di Selley.
"le esigenze di molti sovrastano quelle di pochi" continuava a ripetersi. "Se moriamo qui, nessuno potrà salvare Arenthar"
Non c'era nessun sollievo in questa salvezza. Il peggio sarebbe arrivato dopo. Ammettere la sconfitta, affrontare la perdita dei compagni morti. Trovare un modo per fare qualcosa contro Damascus e gli incubi.
I suoi compagni nuotavano in ordine sparso attorno a lui. Le onde e l'acqua salata e sudicia gli riempivano la bocca.
Udì un vociare e delle corde cadere lì vicino. I marinai gli berciavano di aggrapparsi.
Lo issarono a bordo, freddo e bagnato. Si alzò in piedi, arrancando fino al parapetto della nave e lanciò in preda alla rabbia le ultime frecce contro gli incubi sulla riva, maledicendoli. Gli ultimi membri della sacra compagnia venivano issati a bordo.
Un marinaio, gli occhi sgranati e le mani callose, gli chiese cosa fosse successo. "È colpa nostra. Abbiamo... Fallito. Abbiamo deluso gli dei e tutti voi." "Ma non riposeremo finché non avremo rimediato, questo ve lo giuro"
"perdonateci"
Si girò e andò a controllare le condizioni dei sopravvissuti.


Marianini Thomas
IC: Shaffer Pyotr
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MessaggioInviato: 05/04/2019, 12:28 
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Giovane avventuriero
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Jack si ritrovò insieme alla giovane Azyron in mezzo alla confusione della battaglia. Ancora era ferito alla gamba, ma il dolore della morte dei suoi compagni era più forte. Venne assistito da un cerusico che gli fasciò la gamba e, zoppicando, si avviò verso l'acqua per salvarsi. La fatica del precedente scontro si faceva sentire e oltre che avere una gamba inutilizzabile, portava con se i suoi averi legati al petto. Si sentiva in balia del mare, che lo strattonava a destra e sinistra. Doveva sforzarsi...doveva raggiungere la nave...lo doveva fare per i suoi compagni...
Riuscì per un pelo ad essere salvato. Proprio quando stava per dare addio al mondo, stanco e stremato, venne pescato da una rete e portato sulla nave. Adesso il bardo si trova sdraiato privo di sensi sul ponte della nave, bagnato fradicio e con il viso contorto più dal dolore che per il soffocamento. Nonostante quello che era successo, il suo cuore continuava a battere, lento ma deciso, nella speranza di ritornare a parlare con i suoi compagni e risolvere presto il problema da loro causato.
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MessaggioInviato: 05/04/2019, 22:36 
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Avventuriero
Iscritto il: 04/01/2017, 22:22
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*I marinai della nave sono attoniti di fronte alla scena che viene dalla costa, dalle grida di battaglia che lentamente divengono grida strazianti di dolore, perfino richieste di aiuto. Perfino alcuni ufficiali sembrano rimasti pietrificati. Uomini duri, che hanno visto i terribili pericoli del mare, che vivono o muoiono a seconda dei suoi capricci e delle abilità del capitano. Proprio le sue grida smuovono risvegliano i suoi uomini da quello stato.
«Signor Gibbs, scuotete i marinai, per gli Otto e iniziate le manovre. Signor Drezar, salite su quegli alberi e aprire le vele. Timoniere, pronto a virare: se perdiamo il vento siamo perduti».
*Anche nella sua voce c'è nervosismo per quello che sta avvenendo. Rimane in attesa che i suoi uomini eseguano gli ordini e che le ultime manovre siano ultimate. Ormai, il sole che tramonta, la luce che si affievolisce, rende difficile capire se c'è qualcuno ancora in mare che nuota verso la nave o se sono solo le onde scure, che sembrano voler trascinare la nave a riva. Lentamente, con fatica, l'imbarcazione riesce a muoversi più velocemente: le vele iniziano a gonfiarsi, catturando i venti inquieti.
«Non possiamo più attendere. Uomini, ai posti! Tenere! Signor Drezar, spiegate tutto! Ora, presto!».
*All'ultimo ordine le vele calano e la nave prende il largo. Il sole cala e il rosso lascia spazio al grigio che precede una notte senza stelle, mentre la costa e le grida si allontanano. Il loro eco, però, rimane a lungo, come uno spettrale sottofondo.


IC Laren Dorr
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MessaggioInviato: 06/04/2019, 6:23 
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Giovane avventuriero
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Farah al grido del capitano si voltò a cercare i volti dei suoi amici, controllare se ci fossero tutti. Notò Jack esangue da una parte e si precipitò da lui, controllò il polso, era vivo. <<Parleremo dopo>>. Disse a Lemarchand. Controllò se la ferita fosse ancora aperta ma sembrava stabile, le bende che gli erano state messe avevano resistito alla fuga rocambolesca. Si mise a sedere a gambe incrociate e con fatica fece adagiare Jack su di esse abbracciandolo, come per non perderlo, per non perdere un altro caro amico. <<Puoi fare qualcosa?>>. Chiese a Shaffer.


Farah Presai - OCC Cinzia Tempesti
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MessaggioInviato: 06/04/2019, 9:04 
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Giovane avventuriero
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Nevia era in ginocchio da una parte, con le mani appoggiate sulle assi del ponte. La lunga veste aveva rallentato i suoi movimenti in acqua, ed era sfinita.
Controllò di avere ancora la sua scarsella e quella di Malys, poi tolse il velo bagnato dalla testa.
Si guardò intorno cercando i suoi compagni del Ramo Rosso, ma ne trovò solo due. Vide Farah china su Jack e le corse accanto.
"Ci sono altri feriti? E qualcuno che li possa curare senza usare potere magico?"


Nevia bint Isaam
In OCC - Angela Vannini
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MessaggioInviato: 07/04/2019, 1:44 
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Giovane avventuriero
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Insieme agli altri membri della Sacra Compagnia, dovette accettare ancora una volta di fuggire, dovette mangiarsi il suo orgoglio, perché la posta in gioco era troppo alta. Letarey, e i 7 portatori dei vessilli dovevano essere avvertiti di quanto era accaduto, dovevano sapere che cosa era successo oltre il portale, che madornale errore avevano commesso, e cosa avevano scatenato, fidandosi della persona sbagliata.
Quindi trovando le ultime forze rimaste, anche Dorian con gli altri si tuffò, nuotò, e si issò, raggiungendo ancora una volta la salvezza.
Vide i suoi compagni, che affaticati, feriti e stremati riuscivano a guadagnare la nave, e per la prima volta dalla morte di Malys, guardandoli in quelle condizioni si fermò a riflettere davvero su tutto quello che era successo.

Le parole di Gefjun, all’indomani del rito gli risuonavano nella testa:
“vedi Dorian, non sempre le scelte importanti è giusto che siano prese da tutti, ma solo da chi ha davvero la giusta conoscenza per prenderle”
… faceva male sentire nella propria coscienza quanto aveva dannatamente ragione.

Dorian in cuor suo sapeva di aver caldeggiato più di tutti l’idea di una votazione, sostenendo di seguire le indicazioni del loro peggior nemico, mentre Malys invece sapeva qual’era la scelta giusta da fare..eppure lui aveva avuto la presunzione e l’arroganza di voler comunque dire la sue e di votare, SBAGLIANDO.

Perché gli Dei non li avevano aiutati a capire come era giusto comportarsi?!
Perché Bylerio aveva lasciato morire Berek di fronte a quegli incubi, invece di sostenerlo con tutto il suo infinito potere e fiamme divine, così come si racconta nelle più epiche preghiere a lui invocate?!
Perché Malys che aveva capito l’inganno, che sapeva qual’era la decisione giusta da prendere era morto, mentre lui che aveva sbagliato tutto, era ancora vivo?!

Per la prima volta, in tutta la sua vita, vedendo la mano di Selley bruciare, i suoi compagni sopravvissuti stremati e distrutti sulla nave, e avendo sulla coscienza non 5 avventurieri, ma 5 amici, la sua fede in Bylerio e negli otto vacillò..

Dapprima pensò di togliersi il simbolo Sacro e gettarlo direttamente in mare, in quelle maledette acque, e lasciarlo lì per sempre, di rinnegare la sua fede, e di darsi alla macchia, tanto era la vergogna e la disperazione che lo attanagliavano..
Ma chi voleva prendere in giro?! Ciò che era successo era solo la conseguenza delle sue azioni, ma il peso era troppo da poter sostenere, ma doveva farcela, doveva mantenere la testa, doveva rialzarsi, doveva farlo per Arenthar, e per coloro che eroicamente avevano dato la vita, a qualunque costo..la rabbia lo fece tornare in sé, e si sfogò tra i presenti di tutta quella frustrazione, urlando a squarciagola, e sbattendo i pugni sul ponte:
<<NO, NO, NOOOO, NON E’ GIUSTOOOOOOOOOOOOO!!
NON DOVEVA ANDARE COSì!! NON DOVEVA, IO DOVEVO RESTARE!!
E’ TUTTA COLPA MIA, DOVEVO CAPIRE L’INGANNO DI DAMASCUS!! MALEDETTO, MALEDETTOOOOOOO!!
PERDONATEMI AMICI MIEI VI PREGO, IO HO FALLITO!! IO HO SBAGLIATO TUTTO!!>>
(gridava queste parole guardando verso Duvantar, come se il perdono che cercava non fosse solo quello dei presenti sulla nave, ma anche quello delle anime dei compagni rimasti lì) e la sua voce si stava rompendo nel dolore delle sue parole..


DORIAN FLENN, combattente sacro di Bylerio > OOC: Stefano Bertucci
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